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RC Prodotti

Come tutelare la propria azienda dal rischio di produrre, importare o vendere prodotti difettosi

Ogni realtà aziendale deve essere pronta a far fronte agli impatti finanziari negativi derivanti dalla responsabilità civile alla quale potrebbe essere assoggettata per danni causati a terzi.
Questo discorso vale sia per danni direttamente ricollegabili all’esercizio della propria attività, per quelle responsabilità ascrivibili a fatto di persone delle quali l’impresa deve rispondere (i propri dipendenti, appaltatori, subappaltatori, etc.), e, in particolar modo per il settore alimentare, per tutti quei danni riconducibili a difetto di prodotti propri o commercializzati per conto di terzi.
Con particolare riferimento alla Responsabilità Civile Prodotti, le leggi in materia per chi opera sul suolo europeo si sono inasprite nel corso degli ultimi anni. Recenti casi, che hanno coinvolto anche aziende multinazionali, hanno evidenziato come una scorretta gestione di tali rischi possa risultare rovinosa per un’azienda. In prima istanza vi è una forte componente legata alla natura risarcitoria dei danni causati a terzi (che nel settore alimentare sono strettamente legati alla sfera umana e all’incolumità delle persone), in secondo luogo, in presenza di un difetto conclamato di un proprio prodotto (anche se componente di un prodotto finito differente) può essere imposto un richiamo massiccio della tipologia di prodotto lesivo (o potenzialmente tale) con conseguente ingente esborso economico da parte dell’impresa per far fronte all’emergenza e per risarcire eventuali danni a terzi (nel caso in cui il proprio prodotto difettoso sia componente di un altro prodotto che diventa oggetto del richiamo).

Che il prodotto nasca difettoso è insito nel rischio di impresa, e ogni azienda dovrebbe quindi tutelarsi per non danneggiare il proprio business.
Secondo la normativa italiana (D. Lgs. 206/2005 – Codice del Consumo, che recepisce la Direttiva Comunitaria n. 374/85) un prodotto è difettoso se non è idoneo allo scopo per cui è stato progettato e quando non offre la sicurezza che dovrebbe.
Il concetto di sicurezza è stato appositamente concepito in modo molto ampio per tutelare sia l’integrità fisica del consumatore, sia i suoi beni. Accanto infatti ai danni dovuti tradizionalmente a difetti in fase di progettazione o fabbricazione, il produttore è chiamato a rispondere anche dei danni conseguenti ai difetti manifestatisi durante l’uso del prodotto da parte dell'utente.

Quello che è bene sapere, però, è che la responsabilità per i danni materiali e diretti che tale prodotto può causare non è solo da imputare al produttore, inteso come fabbricante del prodotto finito, di una sua componente o della materia prima.

E’ infatti da ritenere responsabile insieme al produttore:
chi appone sul prodotto il proprio nome, il marchio o un altro segno distintivo;
chi importa prodotti da paesi esteri alla comunità europea;
chi vende prodotti di cui non si possono identificare né il produttore né l’importatore.
Un esempio su tutti: le informazioni e le istruzioni per l’utilizzo di un prodotto devono poter essere pienamente comprese da qualsiasi utilizzatore e prevenire fraintendimenti o erronee interpretazioni che, per la direttiva 374/1985, porterebbero quasi inevitabilmente alla configurazione della responsabilità del produttore.

E’ a carico del danneggiato la dimostrazione del danno subito, del difetto del prodotto e la documentazione del nesso di causalità fra il danno e il difetto.

E’ quindi importante tutelare la propria impresa sottoscrivendo una polizza di Responsabilità Civile Prodotti, una copertura per la responsabilità gravante sul produttore per i danni, materiali e diretti a cose e persone, causati da prodotti difettosi dopo la vendita e in relazione alla fabbricazione (compresa la progettazione) e alla commercializzazione.
Le polizze RC prodotto di base escludono solitamente i danni subiti dall’azienda a causa di prodotti difettosi: non sono quindi rimborsabili le spese per la riparazione e la sostituzione della merce, per il ritiro dal mercato, per gli indennizzi pari al controvalore della merce, i danni da inquinamento al suolo, all’atmosfera e alle acque.
E’ possibile però completare la propria copertura con la garanzia Ritiro dei prodotti (per i propri e per i prodotti di terzi realizzati con i componenti difettosi) per coprire le spese sostenute per il richiamo dei prodotti difettosi o non conformi, comprese le spese per lo smontaggio e il rimontaggio degli articoli o la loro distruzione. Sono incluse le spese relative all’attività di comunicazione e di trasporto, e quelle relative alle ore di lavoro straordinario corrisposte al personale.

Per tutelare al meglio l’azienda e il business dal rischio inquinamento è consigliabile sottoscrivere una polizza di Responsabilità ambientale, che possa offrire una copertura completa sia per la Responsabilità Civile sia per la Responsabilità Ambientale.

La garanzia RC Prodotto è solitamente impostata secondo la formula “Claims Made”: è quindi previsto un periodo di retroattività, che può essere più o meno ampio in base agli accordi presi con la compagnia assicuratrice. Sono così assicurati tutti i danni le cui richieste di risarcimento pervengono durante il periodo di validità della polizza.
E’ bene ricordare che le garanzie operano in tutto il mondo ma con alcune limitazioni in USA, Canada e Messico, paesi in cui le regole in materia sono molto più severe e dove possono essere inflitte sanzioni pecuniarie molto elevate. Prima di esportare in questi Paesi, quindi, per tutelarsi al meglio, è opportuno affidarsi al proprio Broker di fiducia, così che possa stipulare la polizza con una compagnia che appartenga a un network internazionale con una sede anche in uno di questi paesi. E’ anche consigliabile effettuare una valutazione legale della possibile esposizione ai potenziali risarcimenti, ai danni e operare un assiduo controllo qualitativo dei prodotti presidiando anche la supply chain.


Approfondimento Legale

Il testo della garanzia R.C.Prodotti usualmente adottato (con talune marginali differenze a seconda delle compagnie) prevede l'obbligo dell'assicuratore di "..tenere indenne l'assicurato di quanto questi sia tenuto a pagare quale civilmente responsabile, ai sensi di legge, a titolo di risarcimento (capitale, interessi e spese) di danni involontariamente cagionati a terzi da difetto dei prodotti descritti in polizza – per i quali l'assicurato rivesta in Italia la qualifica di produttore – dopo la loro messa in circolazione, per morte, lesioni personali e per distruzione o deterioramento di cose diverse dal prodotto descritto in polizza, rivelatosi difettoso.
L'assicurazione comprende altresì, entro i limiti individuati in polizza, i danni derivanti da interruzioni o sospensioni, totali o parziali, di attività industriali, commerciali, agricole o di servizi, purché conseguenti a sinistro indennizzabile a termini di polizza."
Da una prima lettura emerge chiaramente come l'obbligo indennitario assunto dall'assicuratore sia riferito a tutte le situazioni debitorie dell'assicurato conseguenti ad una sua responsabilità civile "...a sensi di legge...", smentendo, dunque, una delle più comuni interpretazioni, note a chi abbia in uso frequentare gli uffici liquidativi delle compagnie di assicurazione, secondo le quali la copertura si limiterebbe alla sola responsabilità derivante dalle previsioni dell'ormai abrogato D.P.R. 224/88.
E' pur vero che la polizza nacque e si modellò proprio sulla base della normativa prodotti, ma, posto che il D.P.R. 224/88 conteneva esattamente lo stesso rimando alla normativa esistente1 di cui all'attuale art.127 del codice del consumo, apparve chiaro da subito che allorché un assicuratore avesse inteso garantire la responsabilità civile "a sensi di legge" di un produttore, aveva con ciò accettato di tenerlo indenne per tutte le ipotesi di responsabilità a lui facenti carico a norma di legge.
Appare, dunque, priva di qualsiasi riferimento contrattuale o normativo la tesi secondo la quale l'assicuratore R.C.Prodotti non sarebbe tenuto a tenere indenne le richieste che l'assicurato abbia eventualmente ricevuto ai sensi del codice civile, limitandosi la sua copertura – sempre seguendo questa tesi - alle sole richieste risarcitorie di terzi azionate in forza delle previsioni del D.P.R. 224/88.
La garanzia fu predisposta, invece, sicuramente per rispondere alle esigenze del mercato italiano a fronte dell'introduzione di una normativa che consentiva ciò che, fino ad allora, aveva richiesto il ricorso ad interpretazioni estensive ed analogiche delle norme sulla responsabilità extracontrattuale2, ma la scelta di far riferimento alla responsabilità tutta dell'assicurato – "...a sensi di legge...", qualsiasi legge, era, se vogliamo, obbligata.

Peraltro, sarebbe apparso ben strano che un assicuratore coprisse o meno un fatto colposo del proprio assicurato a seconda della normativa azionata dal danneggiato3, così come sarebbe stato irrealistico ipotizzare di "vendere" il prodotto, come in realtà avviene per la gran parte dei casi, ad aziende che esportano i loro beni all'estero, limitandone l'efficacia alla responsabilità prevista dal D.P.R. 224 /88 ( e, di conseguenza oggi, al codice del consumo) ovviamente non invocato in Corti straniere.
Non si vede perché, infatti, le aziende, che sottoscrivendo una copertura R.C.Prodotti con una definita estensione territoriale4 intendono essere garantite in caso di richieste formulate da stranieri che ritengano di essere stati danneggiati dai prodotti assicurati, dovrebbero, invece, stipulare una polizza che li copra con esclusivo riferimento ad una normativa italiana, insufficiente in Italia a descrivere tutte le ipotesi di responsabilità e certamente inapplicabile all'estero.
In realtà il riferimento era ed è esclusivamente alla legge, e dunque, ad essa occorre far riferimento per individuare gli obblighi risarcitori del produttore assicurato e quelli conseguentemente indennitari dell'assicuratore.
Abrogato il D.P.R. 224 /88 e sostituito dalle norme sulla responsabilità da prodotto difettoso del codice del consumo, la questione rimane esattamente la stessa: la polizza R.C.Prodotti, facendo riferimento alle responsabilità derivanti all'assicurato a sensi di legge, tiene indenne l'assicurato da qualsiasi azione risarcitoria avanzata da un terzo per i danni provocati dal prodotto difettoso indicato in polizza (ovviamente nei limiti indicati nella polizza stessa).
Il danno risarcibile nella polizza R.C.Prodotti
E proprio da qui, cioè dal danno risarcibile a termini di polizza, parte una seconda riflessione sui rapporti fra la polizza ed il D.P.R. 224/88, ed ora il Codice del Consumo, sotto il profilo di quale danno - con tale copertura - l'assicuratore intenda garantire (o meglio, da quali richieste ritiene di tenere indenne l'assicurato con riferimento alla tipologia di danno lamentato dal terzo).
La delimitazione del rischio è, in realtà, molto chiara e si riferisce espressamente a quelle che erano le previsioni del precedente articolo 11 del D.P.R.224/885 e dell'attuale art.123 cod.cons.: "....per morte, lesioni personali e per distruzione o deterioramento di cose diverse dal prodotto descritto in polizza, rivelatosi difettoso....".
In questo caso non si tratta, dunque, di limitare la garanzia ad un'ipotesi di responsabilità, bensì di delimitare il rischio cui l'assicuratore intende soggiacere, attraverso una specificazione delle tipologie di sinistro risarcibile che, peraltro, coincide con il dettato normativo del codice del consumo e del vecchio D.P.R..
La clausola ulteriore relativa ai cd.danni indiretti, vale a dire dei danni che siano conseguenza del sinistro risarcibile (L'assicurazione comprende altresì, entro i limiti individuati in polizza, i danni derivanti da interruzioni o sospensioni, totali o parziali, di attività industriali, commerciali, agricole o di servizi, purché conseguenti a sinistro indennizzabile a termini di polizza.) si pone perfettamente in linea con le previsioni dei due decreti (che per agevolare la lettura non citiamo ulteriormente) posto che, come si è detto, sono assolutamente risarcibili, in base al codice del consumo i danni patrimoniali conseguenti alle lesioni, morte o danneggiamenti di beni diversi dal prodotto assicurato.
Ciò che resta, dunque, fuori dal codice del consumo e, questa volta anche dalla polizza, sono i danni al prodotto o quei pregiudizi conseguenti ad eventi diversi da quelli espressamente indicati come risarcibili.
Per cui, ad esempio, sono in garanzia i danni patrimoniali subiti dai familiari della vittima6, uccisa o ferita dal prodotto difettoso, così come il pregiudizio del suo datore di lavoro che non abbia potuto utilizzarne le prestazioni oppure il fermo di un impianto industriale per il danneggiamento - da parte di un prodotto assicurato - di una macchina indispensabile per la produzione.
Trattasi, infatti, di danni conseguenti ad un sinistro risarcibile; non lo sono, invece, i danni da interruzione di attività per cattivo funzionamento del prodotto assicurato in quanto il cattivo funzionamento del prodotto non è un'ipotesi di danno risarcibile ai sensi del Codice del Consumo né rientra fra le ipotesi di sinistro risarcibile a termini di polizza.
La nozione di Produttore nella Polizza R.C.Prodotti
Sebbene sovente nelle polizza R.C. Prodotti manchi un espresso richiamo alla definizione di produttore di cui al D.P.R. 224/88 ed al codice del consumo, appare logico e doveroso far riferimento alla definizione normativa, sicché la copertura opera nei confronti di quegli assicurati che rivestano, nella loro attività, la qualifica di produttore per come essa trova la sua descrizione e definizione nel citato Codice che ne disciplina la responsabilità.

A ciò bisogna aggiungere che, talvolta, la polizza attribuisce la qualifica di assicurato anche al rivenditore che, altrimenti non gode della tutela indennitaria per i danni da lui cagionati nella sua attività.
A questo proposito ricordiamo che l'art.116 I comma cod.cons. prevede che "Quando il produttore non sia individuato, è sottoposto alla stessa responsabilità il fornitore che abbia distribuito il prodotto nell'esercizio di un'attività commerciale, se ha omesso di comunicare al danneggiato, entro il termine di tre mesi dalla richiesta, l'identità e il domicilio del produttore o della persona che gli ha fornito il prodotto".
Ricordiamo, peraltro, che il rivenditore svolge, sovente, un ruolo determinante nella catena commerciale, sicché ben potrebbe, comunque, rientrare, in questi casi, nella nozione di produttore in qualità di intermediario ex art.3 lett.d)7.
Non sembra, comunque, possibile, in mancanza di un'esplicita estensione della garanzia al rivenditore, estendere la copertura della polizza sottoscritta dal produttore anche a tale figura.
Viceversa, nel caso in cui il produttore sia anche rivenditore, dal momento che la polizza, come abbiamo visto, non limita la propria copertura alle ipotesi di responsabilità del codice del consumo ma collega l'obbligo indennitario alle previsioni legislative tutte, appare corretto sostenere che l'assicuratore sia tenuto a tenere indenne il produttore anche da quelle richieste risarcitorie avanzate da un terzo, che si ritenga danneggiato dal prodotto difettoso, ai sensi del codice civile per responsabilità contrattuale dal contratto di vendita (art.1494 c.c.).
La garanzia Ritiro / Rimpiazzo
Nell'ambito delle coperture di Responsabilità Civile è usualmente collocata anche l'estensione ai costi sostenuti dall'assicurato in caso di ritiro del prodotto difettoso dal mercato o di necessità di suo rimpiazzo.
Trattasi di una vera e propria polizza contro le perdite patrimoniali, che nulla ha a che vedere con la garanzia di responsabilità civile, posto che la garanzia non ha per oggetto la tutela del patrimonio dell'assicurato da esborsi per richieste risarcitorie avanzate da terzi, bensì riguarda gli esborsi che l'assicurato deve sostenere, anche in assenza di danni a terzi, in conseguenza della difettosità del prodotto o di una carenza di sicurezza dello stesso.
Esigenze di natura prettamente commerciale impongono, tuttavia, di offrire, in taluni casi, anche questa estensione alla polizza R.C.Prodotti, trasformandola, di fatto, in una copertura multi rischio.
Con la garanzia Ritiro vengono, in genere, rimborsate all'assicurato le spese per ricercare i prodotti difettosi sul mercato, per analizzarli, per pubblicizzare la campagna nei confronti dei clienti, per il trasporto e per la distruzione degli stessi.
La sua operatività è di norma condizionata al ricorrere di almeno una di tre condizioni:
a) che il prodotto abbia provocato danni materiali a beni di terzi o lesioni/morte di terzi
b) che vi sia la probabilità che si verifichi una delle condizioni di cui alla lettera a);
c) che vi sia un ordine di ritiro da parte di una Pubblica Autorità per mancanza di sicurezza del prodotto.
La garanzia rimpiazzo copre, invece, i costi sostenuti dall'assicurato per la sostituzione del prodotto difettoso, quindi, proprio quel danno al prodotto che l'art. 123 del codice del consumo esclude dalla risarcibilità.
Ricordiamo, infine, che in assenza di tali estensioni di garanzia, i costi di ritiro del prodotto, o quelli per la sua sostituzione, sono normalmente oggetto di espressa esclusione dalle coperture R.C. Prodotti.

Legenda:
1) Art. 15 D.P.R. 224/88 "Le disposizioni del decreto non escludono né limitano i diritti che siano attribuiti al danneggiato da altre leggi", integralmente ripreso dall'art.127 cod.cons.
2) Vedi nota 414
3) Una clausola di tal genere, del resto, parrebbe, di fatto, una limitazione di responsabilità dell'assicuratore tale da renderla nulla se non sottoscritta espressamente, in quanto vessatoria.
4) Talvolta estesa con un premio aggiuntivo ad USA e Canada
5) E' risarcibile in base alle disposizioni del presente decreto:a) il danno cagionato dalla morte o da lesioni personali;b) la distruzione o il deterioramento di una cosa diversa dal prodotto difettoso, purché di tipo normalmente destinato all'uso o consumo privato e così principalmente utilizzata dal danneggiato.
6) Vedi nota 418
7) Si vedano le considerazioni sul concetto di intermediario di Stella, La responsabilità del produttore per danno da prodotto difettoso nel nuovo codice del consumo, cit., 1591.


 
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